"shadow play", siena, teatro dei rozzi, 9 luglio 2016 ore 21,15


in collaborazione con

una promessa mantenuta

Durante il festival SHE LIVES incontra l’Ungheria, svoltosi nell’estate del 2014, SHE LIVES ha omaggiato il compositore e direttore d’orchestra László Tihanyi presentando in prima esecuzione italiana il suo trio per archi Preludium, Invocation, Postludium op. 54. Avevamo promesso che avremmo creato l’occasione per presentare in modo più ampio questo profondo compositore, quasi sconosciuto in Italia, che nel 2016 compie 60 anni.
L’opportunità ce l’ha offerta l’Accademia Musicale Chigiana, che ha accolto con entusiasmo SHADOW PLAY, il concerto che abbiamo pensato per celebrare Tihanyi, nella programmazione della propria stagione estiva “Space in Sound / Spazio in suono”, nell’ambito delle iniziative che l’Accademia riserva ai 90 anni di György Kurtág.

SHE LIVES non gode di alcun finanziamento pubblico, è dunque anche grazie ai partner istituzionali che li accolgono che possiamo realizzare i nostri progetti.


László Tihanyi e György Kurtág: un doppio festeggiamento


il suono scolpisce un nuovo immaginario spazio teatrale

Shadow Play è uno dei tre concerti facenti parte del più ampio progetto IL NUOVISSIMO VIRTUOSO che SHE LIVES dedica alle nuove forme di virtuosismo musicale.
Perché inserire questo concerto nella programmazione di SHE LIVES dedicata al virtuosismo? Perché la musica del secondo Novecento pratica, non di rado, una forma di virtuosismo radicalmente nuova rispetto al passato: la creazione di spazi immaginari che trascendono il limite fisico dei suoni. In molte delle opere più innovative degli anni Cinquanta e Sessanta (Ligeti, Stockhausen, Xenakis, Nono) il suono costruisce un universo a più dimensioni in cui è lo spazio sonoro a divenire misura del tempo.
Schattenspiel op. 23, per clarinetto, violoncello e pianoforte (Shadow Play nella versione inglese), muove da questo principio per costruire uno spazio virtuale, sì, ma al tempo stesso estremamente concreto: quello del teatro. Un teatro immaginario in cui gli attori possiedono, però, un corpo sonoro denso, fisico, materiale.

Il programma del concerto si articola dunque in due momenti. Il primo è dedicato a György Kurtág, di cui i solisti del trio che sarà impegnato nell’esecuzione di Schattenspiel eseguiranno alcune pagine dedicate al proprio strumento solo. Nel secondo incontreremo László Tihanyi, in una delle opere più rappresentative della sua produzione cameristica.

L’opera riprodotta di fianco è di François Morellet

László Tihanyi (*1956)

Compositore e direttore d’orchestra, si forma presso l’Accademia di Musica F. Liszt di Budapest studiando composizione con Rezső Sugár e direzione d’orchestra con András Kórodi. Dal 1979 è lui stesso professore presso l’Accademia di Musica di cui è stato anche vice-rettore tra il 2000 e il 2005. Vincitore di premi prestigiosi tra cui il premio Erkel e il Premio Bartók-Pásztory, Tihanyi dirige regolarmente in patria e all’estero con particolare dedizione per il repertorio contemporaneo.

Ha diretto tutte le principali orchestre ungheresi e i più significativi ensemble di musica contemporanea europei, come Ensemble Modern, Contrechamps e Musikfabrik. Nel 1991 ha partecipato alla produzione di Hyperion di Maderna al Festival d’Automne di Parigi e al successivo tour europeo. Nel 2002 Péter Eötvös gli chiede di essere secondo direttore della sua opera Three Sisters per l’edizione 2002 della Wiener Festwochen. Nel 1985 fonda l’ensemble Intermodulation dedicato alla musica del XX e XXI secolo, curandone la direzione artistica.

All’attività di direttore affianca quella di compositore. Le sue opere sono eseguite in tutta Europa e ha ricevuto numerose commissioni da autorevoli istituzioni musicali come l’Orchestra della Radio Nazionale Ungherese, Radio France, l’Opera de Bordeux e le fondazioni svizzere Pro Helvetia e Zuger Kul­turstiftung Landis & Gyr.

László Tihanyi presenzierà al concerto

schattenspiel

La drammaturgia sonora di Schattenspiel per clarinetto, violoncello e pianoforte (1997), è costruita sul dualismo sinestesico tra luce e ombra e sui suoi “riflessi” di carattere acustico. Un rigoroso criterio duale regola anche la struttura generale dell’opera, suddivisa in dieci movimenti, tutti creati seguendo il principio di color/talea applicato nell’antico mottetto isoritmico.
Il centro gravitazionale della sequenza è costituito da una coppia di brani destinati alla formazione completa del trio: un movimento e un contromovimento, i quali generano rispettivamente due commentari, ombre sonore dei due pilastri principali, i cui titoli alludono esplicitamente, omaggiandoli, a Franz Schubert e Béla Bartók. A questi “pieni” si alternano i “vuoti” (ombre di ombre…) di un preludio, un interludio e un postludio (i tre shadowplays) dedicati proprio a Kurtág e destinati a tutte le possibili combinazioni duali fra i tre strumenti: clarinetto e violoncello, pianoforte e violoncello, clarinetto e pianoforte. Completano il gioco combinatorio tre cadenze per strumento solo (“senz’ombra”, le definisce Tihanyi) a loro volta contromovimenti dei tre duetti.

Un teatro delle luci e delle ombre, insomma, in cui le relazioni tra i corpi sonori sono regolate da un’immaginaria “luminotecnica del suono”.

Ascolta un estratto di "Schattenspiel"

programma del concerto

György Kurtág (*1926)
Népdalféle per violoncello solo
In nomine per clarinetto solo
Az hit… per violoncello solo
Splinters per pianoforte solo
In memoriam BlumTamás per violoncello solo
Balatonboglári emlék 5/8-ban per violoncello solo
Schatten versione per violoncello e pianoforte

László Tihanyi (*1956)
Schattenspiel * Shadow Play op. 23
per clarinetto, violoncello e pianoforte
Prima esecuzione italiana

Un trio d'eccezione

Il concerto è stato affidato alle cure di tre solisti d’eccezione, che qui si sono incontrati per la prima volta: il giovane talentuoso Yoshua Fortunato (già allievo di Alessandro Carbonare) al clarinetto, uno dei diamanti del Quartetto Prometeo Francesco Dillon al violoncello (che in passato è stato diretto proprio da Tihanyi nella sua veste di direttore d’orchestra) e la straordinaria sensibilità interpretativa di Francesco Prode al pianoforte.

Un ringraziamento speciale al direttore artistico dell’Accademia Musicale Chigiana Nicola Sani, per l’entusiasmo con cui ha accolto questo progetto di SHE LIVES, e per la preziosa curiosità che anima il suo sguardo.